12 luglio 2010

I Mondiali dalla A alla Z

Il Mondiale è ormai alle spalle: i 30 giorni di calcio hanno però lasciato uno strascico indelebile nei ricordi di tutti gli appassionati. Proviamo a riviverlo in un ipotetico alfabeto, dalla A alla Z.

A COME AFRICA. È la prima volta che il mondiale arriva in Africa. Come è stato sottolineato nella cerimonia di apertura il calcio va alle origini dell'uomo. Nel continente più vecchio del mondo. Tra semplicità e passione il Continente nero è stato protagonista sia nella cerimonia d'apertura che in quella di chiusura. Come ha cantato Shakira nell'inno dei mondiali 'It's time for Africa’.

B COME BUFFON. Il portierone azzurro che ha giocato solo il primo tempo contro il Paraguay per colpa dell'ernia, cui poi è stato operato pochissimi giorni or sono. La sua assenza, insieme a quella di Pirlo, è stata decisiva per la Nazionale. L'estremo difensore bianconero è stato sostituito da Marchetti che però non è sembrato all'altezza, e forse non poteva che essere così. In questo mondiale in cui i portieri, Jabulani o non Jabulani, non sono certo stati dei numeri uno, Gigi Buffon è davvero mancato.

C COME CAPELLO. Don Fabio è uno dei grandi sconfitti di Sudafrica 2010. Svista arbitrale contro la Germania a parte, l'Inghilterra ha passato il primo turno per il rotto della cuffia, ma poi non è mai decollata. Capello era arrivato al mondiale per vincerlo e invece se n'è dovuto tornare 'back home' con la coda tra le gambe dopo un poker di reti subite dai tedeschi. Gli rimane solo il portafoglio gonfio dell'ingaggio che però dovrà pagare a suon di polemiche sui tabloid inglesi.

D COME DIEGO ARMANDO MARADONA. Prima vittorioso, poi sconfitto. Diego è stato uno dei personaggi del mondiale. Il pibe de oro è sembrato un grande uomo spogliatoio, ma poco tecnico e poco stratega nel mettere in campo l'Argentina. E non solo perchè ha lasciato a casa Zanetti e Cambiasso e ha relegato in panchina Milito, ma perché non è riuscito a leggere la gara contro la Germania nella quale ha rimediato quattro gol e una figuraccia. A salvarlo solo la sua simpatia - tanto che è stato accolto in patria da trionfatore - e un completo grigio che, sebbene in Italia non sia più di moda, ormai va a ruba nelle migliori vetrine di Buenos Aires.

E COME ESPANA. I campeones. Gli unici favoriti sopravvissuti dopo le debacle di Brasile, Argentina, Italia e Germania. E proprio nella semifinale contro i tedeschi le furie rosse hanno mostrato tutto il loro potenziale: quel tiquete taquete che fa impazzire i veri cultori del pallone. Se proprio si vuole trovare un difetto alla Roja è quello di piacersi troppo, di non tirare mai e di voler entrare in porta con la palla. Dopo l'Europeo del 2008 la Spagna concede il bis e vince il mondiale di Sudafrica 2010 meritando ed esprimendo il miglior gioco visto in un torneo che, però, non è stato eccezionale dal punto di vista tecnico.

F COME FRANCIA. Insieme all'Italia è la grande delusione di Sudafrica 2010. È la prima volta che le due finaliste del mondiale precedente non si qualificano alla seconda fase. Una squadra con discreti giocatori che però non ha mai avuto un gioco. Undici solisti che non hanno mai fatto gruppo. E quando i Bleus gruppo l'hanno fatto è stato per scontrarsi contro monsieur 'antipatia' Domenech: i litigi (eufemismo) di spogliatoio hanno fatto il resto, consumando un vero e proprio dramma nazionale.

G COME GHANA. L'unica 'sorella' africana ad aver salvato il Continente nero arrivando ai quarti di finale. Sfiorando davvero di pochissimo la semifinale. Ma una traversa ha scritto la parola 'no' alla prima volta di una squadra africana nelle prime quattro del mondo. Contro l'Uruguay, in uno dei match più incredibili della storia del mondiale, Asamoah Gyan ha infranto al 120' i sogni di un continente intero sbagliando clamorosamente il rigore, fischiato per un fallo di mano dell'uruguagio Suarez sulla linea di porta. Molti pianti e tanti rimpianti. Ma il giorno dopo arriva la medaglia di consolazione: l'incontro con Nelson Mandela. Le black stars sono comunque nella storia.

H COME HONDA. Con il suo mancino alla Pirlo ha trascinato il Giappone agli ottavi, sfiorando i quarti. Solo i rigori hanno fermato l'ascesa del calcio del sol levante. Sull'(H)onda di Nakata e Nakamura potrebbe approdare ad un grande palcoscenico europeo dopo le buone prove con il Cska di Mosca. Il calcio mercato di questi giorni lo blandisce. E addirittura si parla di un interesse di Berlusconi che lo vorrebbe al Milan.

I COME ITALIA. Gli occhi di Cannavaro che prima della finale Olanda-Spagna restituiscono la coppa conquistata a Berlino quattro anni fa descrivono il mondiale degli Azzurri. La coppa passa ai nostri vicini della Spagna. Ma l'undici di Lippi ha fatto davvero il peggior mondiale della storia. Neanche l'alibi, come per la Francia, della rottura all'interno dello spogliatoio. Prima della seconda e della terza partita del girone erano in molti a sperare in un mundial tipo Spagna '82: partenza fiacca e poi grande vittoria. Ma allora, contro Argentina e Brasile, scoccò la scintilla. Viceversa, in questa Nazionale non c'era nessuna lampadina che potesse accendersi.

J COME JABULANI. È il pallone dei mondiali che ha suscitato più polemiche. Tanti sostengono che disegni traiettorie imprevedibili. È probabile che una volta in aria scenda con difficoltà rispetto agli altri palloni. Oltretutto la rarefazione dell'aria dovuta all'altura del Sudafrica può aver velocizzato alcuni tiri. Ma è più probabile che sia stato un grande alibi per portieri non proprio di livello mondiale. Per Olanda-Spagna è stato rinominato Jòbulani per celebrare la città della finale, Johannesburg. 

K COME KLOSE. È al suo terzo mondiale ed eguaglia il record di 14 gol di Gerd Mueller e si ferma a meno uno dai 15 di Ronaldo, primo assoluto nella storia dei mondiali. In una squadra con tanti giovani fa da chioccia e la butta dentro di testa, di piede, al volo e da terra. Aveva un'ottima ragione per giocare la finalina contro l'Uruguay, ma Lowe lo sacrifica in panchina in nome dello spirito del gruppo regalando scampoli di mondiale a tutta la selezione tedesca e forse anche per far vincere il titolo di capocannoniere al giovane più promettente del torneo, Thomas Mueller. Pur con una partita in meno, il bombero polacco naturalizzato tedesco, arriva a 4 gol che gli permettono di essere vicecapocannoniere del torneo.

L COME LEO MESSI. Doveva essere il suo mondiale. La pulce argentina, alla sua seconda rassegna iridata, doveva consacrare il suo talento con la maglia dell'Argentina. Maradona, paragonandolo a se stesso più volte, lo ha lasciato libero di stare in campo dove voleva. Ma quando l'Albiceleste vinceva Messi non è riuscito, pur giocando bene, a segnare. E nella partita decisiva con la Germania è stato francobollato da Podolsky che non gli ha permesso le sue celebri serpentine. Un grande talento che, al contrario di come faceva Diego, però non ha saputo caricarsi la squadra sulle spalle.

M COME MANDELA. O Madiba come lo chiamano i sudafricani. Il grande leader sudafricano aveva iniziato il mondiale con il dolore della morte della nipotina tredicenne e per questo non aveva partecipato alla cerimonia di apertura. A sorpresa e dopo non poche pressioni di cattivo gusto della Fifa - come se un uomo che ha passato 28 anni di carcere lottando contro l'apartheid si potesse far influenzare da Blatter - ha partecipato alla cerimonia di chiusura poco prima di Olanda-Spagna. A 92 anni è il simbolo dell'unione del Sudafrica. Ed è il più grande leader politico vivente. È lui l'unico vero 'invictus' del mondiale.

N COME NIKE. Aveva esordito poco prima del mondiale con lo spot tv stratosferico 'Write the futurè. Dove erano protagonisti campioni eccezionali del calibro di Drogba, Cannavaro, Rooney, Ribery, Cristiano Ronaldo. Risultato: le nazionali miseramente eliminate e i giocatori pessimi in campo. Nello spot anche Ronaldinho che neanche figurava nella Selecao carioca. E pure Roger Federer che negli ultimi anni aveva vinto Wimbledon 6 volte (di cui 5 consecutive): anche lui sbattuto fuori nei quarti di finale sull'erba londinese. Unico a salvarsi Kobe Bryant fresco vincitore del titolo Nba con i Los Angeles Lakers. Per il resto una debacle per la Nike. Che infatti, per non dare l'immagine di 'gatto nero mondiale', è dovuta ricorrere ad un crisis management puntando su nuovi spot virali mandati in Rete con le protagoniste delle semifinali: l'Olanda di Sneijder e la Spagna di Puyol. Poi a due giorni dalla finale lo spot tv decisamente pro-Oranje.

O COME OLANDA E COME ORANJE. Se l'Arancia meccanica del 1974 e del 1978 aveva tanti campioni dotati di talento e pochi operai, questa del 2010 ha tanti operai e due talenti: Robben e Sneijder. Gli Oranje sono arrivati alla finale vincendo tutte le partite del mondiale, ma la difesa non è impenetrabile. E il centrocampo non è paragonabile a quello dei palleggiatori spagnoli, ma quando il pallone viene dato ai due fenomeni - ex 'scarti' del Real Madrid - spesso e volentieri poi finisce nella rete.

P COME POLPO PAUL. È lui il fenomeno mediatico di Sudafrica 2010. Il polpo più famoso del mondo, che si è scoperto essere italiano, che dalla sua vasca di Oberhausen ha azzeccato tutti - ma proprio tutti - i risultati della Germania (sconfitta contro la Serbia compresa) accompagnandola fino alla gara contro la Spagna. Il suo acquario ha tremato quando nella semifinale ha 'scaricato' i tedeschi scegliendo gli spagnoli: in molti hanno pensato ad una mesta fine in padella accanto alle kartoffen (patate). Si è salvato predicendo - e ovviamente azzeccando - il terzo posto dei teutonici. Paul ha scommesso, e vinto, pure sulla Spagna vincitrice. Ora molti guardano al tentacolare indovino cefalopode per fare pronostici di tutti i tipi.

Q COME QUAGLIARELLA. Solo un tempo contro la Slovacchia per segnare uno dei gol più belli - e purtroppo inutile – del mondiale, con annesso gesto polemico nei confronti di Lippi. Inutile, purtroppo, anche il gol annullato per fuorigioco del pareggio del 2 a 2 che aveva fatto esplodere le case italiane. Uno dei pochi a salvarsi nella Nazionale di Lippi, tanto che al suo ritorno a Castellammare di Stabia è stato accolto da una vera e propria festa. Neanche fosse atterrato con la coppa tra le mani...

R COME RIQUELME. Non Juan, l'ex centrocampista argentino dai piedi buoni, ma Larissa. Ovvero la modella paraguayana che, grazie alle sue pose sexy durante la visione delle partite del Paraguay in una piazza di Asuncion, si è guadagnata il soprannome di 'novia (fidanzata) del mundial'. Le sue foto con il telefonino nella scollatura hanno fatto il giro dei siti di mezzo mondo. E la sua pagina personale di Facebook è passata in pochi giorni da poche migliaia a oltre 300 mila fans. Aficionados che hanno sperato nell'exploit contro la Spagna nei quarti, visto che Larissa aveva promesso lo strip integrale in caso di arrivo alle semifinali.

S COME SUDAFRICA. Deludenti come squadra, ma eccezionali come padroni di casa. C'erano molti dubbi sull'organizzazione, sulla sicurezza, sul traffico e sul fatto che un mondiale si potesse giocare in un paese dove il calcio non è lo sport nazionale.Dubbi, a detta di tutti, davvero fugati. Stadi bellissimi, mai un problema di sicurezza e il traffico c'è stato solo il primo giorno. Ha lasciato a desiderare forse un po' il gioco dei Bafana Bafana che però erano in un girone molto difficile. 64 partite organizzate alla perfezione.

T COME TRE. Non c'è due senza tre. Tre le finali dei campionati del mondo perse dall'Olanda. Dopo quelle perse dell'Arancia Meccanica del 1974 e del 1978 ecco quella di Sudafrica 2010.

U COME URUGUAY. L'Uruguay del maestro Tabarez è stata la vera squadra rivelazione del mondiale sudafricano. I gol di Forlan (non a caso eletto miglior giocatore del torneo), la difesa comandata da Lugano e la nuova mano de Dios di Suarez l'hanno trascinata alla semifinale. Anche nella finalina per il terzo posto i duri uruguagi si sono arresi solo al novantesimo alla Germania. Anche per questo la Celeste due volte campione del mondo è stata accolta al ritorno in patria da una festa d'altri tempi. E gli 'italiani' Muslera, Cavani e Gargano, pur non avendo giocato un gran mondiale, saranno pezzi pregiati del calcio mercato.

V COME VUVUZELA. È la regina del mondiale. Sua maestà la vuvuzela. Anzi le vuvuzelas: perché le trombette spaccatimpani, che arrivano a punte di 144 decibel, erano migliaia in ogni stadio sudafricano. Un fenomeno locale che però è esploso planetariamente. E se le nostre orecchie sperano che la moda non esploda anche in Italia, in Germania hanno già messo le mani avanti: all'entrata del Westafalen stadion campeggia il cartello con un grande disco rosso e il divieto di ingresso per le vuvuzela.

W COME WAKA WAKA. La canzone di Shakira è stata l'inno del mondiale sudafricano. E proprio sulle note della popstar colombiana è calato il sipario al Soccer City di Johannesburg, nella cerimonia di chiusura che ha preceduto la finale Spagna-Olanda. È in testa a tutte le classifiche del mondo avendo già venduto oltre un milione di copie. Celebre anche la sua versione parodiata su Youtube che prende in giro la disfatta della Nazionale di Lippi ('L'Italia va in waka’).

X COME XABI ALONSO e XAVI. I due centrocampisti della Spagna. Uno del Real Madrid, uno del Barcellona: le due anime della Roja. Uno basco e uno catalano. Simboli della Spagna di Del Bosque che ha unito le Comunidad che nel paese iberico costituiscono territorialità molto forti. L'ex giocatore del Liverpool è un centrocampista completo, ma in più ha il tiro. Il metronomo del Barcellona cresciuto nella cantera è un giocatore che ha una percentuale di passaggi realizzati che sfiora il 90%: dal suo piede partono e girano tutti i palloni della Spagna del tic e tac.

Y COME YOLANTHE. Ovvero la moglie di Wesley Sneijder. Simbolo di quella filosofia olandese dei giorni di riposo da passare con mogli e fidanzate. Che in Sudafrica sono fatte arrivare ai quarti. E proprio gli Oranje degli anni Settanta furono i precursori del nuovo modo, non solo di giocare al calcio - definito totale -, ma anche di vivere il ritiro: che già allora era completamente aperto alle mogli per evitare, secondo le pressioni di Cruyff e compagni, che l'eventuale divieto si trasformasse in un boomerang.

Z COME ZUMA. Il presidente sudafricano, da buon padrone di casa, ha passato quasi tutto il mese sulle tribune dei nuovi stadi per vedere le partite. Con tanto di sciarpa gialloverde ha più volte tifato per i Bafana Bafana. Noto al mondo del gossip per le sue tante mogli - e pare altrettante amanti - Zuma ha esultato perché grazie al calcio 'il mondo ora guarda al Sudafrica sotto una luce diversa. I benefici sociali non hanno prezzo. Abbiamo visto unità, patriottismo e solidarietà mai viste prima'. Insomma, Jacob Zuma applaude il suo Sudafrica, uscito vincitore, almeno dal punto di vista economico, da questi Mondiali. I 33 miliardi di rand (3,4 miliardi di euro) investiti hanno permesso la creazione di 66 mila posti di lavoro mentre le forze di polizia hanno visto l'inserimento, in via permanente, di 44 mila nuovi agenti.


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